POSTHUMUS in «Cymbeline»

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Atto II, Scena V 

Roma. Una stanza nella casa di Filario.

Postumo solo.

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POSTUMO: Perchè l’uomo non potrebbe trovar mezzo di riprodursi senza il concorso della femmina? Nessuno è sicuro d’esser nato legittimo; e il degno mortale che imparai a chiamar padre, chi sa dove era quando io fui concetto!... Così veniamo alla luce, usurpando un nome che non è nostro. E nullameno mia madre era creduta la Diana del suo tempo, come adesso la mia donna è riputata una meraviglia. — Oh! vendetta, vendetta!.... Inaudita perfidia!... E spesso ella poneva freno a’ miei legittimi desiderii; e domandava astinenza con così aggraziato pudore, che in quel momento la sola vista di lei avrebbe fatto ardere il vecchio Saturno. Pura e casta io la credeva, come neve ancora non tocca!... Oh demonii dell’inferno!... Jachimo... un turpe uomo... nel lasso d’un’ora!... non è vero forse?... forse anche in meno... forse al primo colloquio!... A che anzi avrebbe egli dovuto favellarle?... a che non l’avrebbe anzi con brutale silenzio posseduta al primo vederla?... Nessun ostacolo, nessuna resistenza si sarà frapposta a’ suoi desideri, alla sua audacia... Oh avesse la natura accoppiate in me le facoltà d’ambo i sessi! poichè nell’uomo, lo giuro, non è la tendenza al vizio... essa gli è inspirata dalla femmina. Menzogne, lusingherìe, perfidie, tutto procede da lei! impurità, vendetta, ambizione, orgoglio, sdegno, capriccio, maldicenza, incostanza, tutti i vizi infine che hanno un nome, e che l’inferno conosce, tutti hanno radice nella donna soltanto. Nè esse sono pure costanti nelle colpe; ma continuamente le avvicendano, lasciandone una vecchia per una nuova. Ah! vo’ bandire al mondo i loro difetti, che detesto e maledico! vo’ scrivere e gridare contro di loro!... e sento che è un odiarle veramente il pregare il Cielo che loro conceda tutto quello che possono desiderare; avvegnachè a farne strazio più siano efficaci i loro sfrenati appetiti, che tutti i demoni insieme. (esce)